‘U MISTèRI

‘U MISTèRI

2016

asphaltic stone, sheet, bitumen, wood, metal sheet
pietra pece, lenzuoli, bitume, legno, latta

Supported and sponsored by Municipality of Ragusa and Scicli (Sicily, Italy)
Location: Convento di Santa Maria della Croce, Scicli
Curated by Giusi Diana, Nunzio Massimo Nifosì, Giuseppe Frazzetto

‘U Mistèri’, which in Sicilian dialect means ‘the craft’, is a series of sculptures that were made in 2003 and exhibited in ‘Vecchia Dogana’ of Catania. A new version of Mistèri was made for the Convento della Croce in Scicli. The title of the work alludes to the mysterious sacredness of craftwork, particularly to the quarryman, who cuts stone slabs from rocks, and to the stoneworker, who carves and polishes them. While this process holds a symbiotic and respectful relationship with rocks, the new machinery of our time, however, is more invasive and intrusive on Great Mother Nature.


‘U Mistèri’, che in dialetto siciliano significa ‘il mestiere’, è una serie scultorea che nasce nel 2003 per l’omonima mostra nella Vecchia Dogana di Catania. Ripresa in una nuova versione per il Convento della Croce a Scicli, l’opera allude già dal titolo alla sacralità intrisa di mistero del lavoro manuale, in particolare, quello del cavatore, ma anche dell’operaio di segagione dei banchi di pietra, di quello del laboratorio artigianale addetto ai tagli minuti, come alla politura e alla lucidatura delle superfici. Insomma tutta quella catena di mani e di uomini che con la pietra continuano ad avere un rapporto di simbiosi e di rispetto, mediata talvolta dalla presenza di nuove macchine da lavoro, sempre più incisive ed intrusive nella carne della Grande Natura Madre.

‘I fierri’ in Sicilian dialect refers to the tools, instruments, and utensils made of iron or wood which are used in craftwork. These represent the fantastic transposition of tools that were used to work the rock. We can almost consider these as primordial weapons that were used to cut, hammer and slice Pece stone, which is rich in oil (just as the harpoon and blade captures, moves and cuts the whale!). In reality, although they are massive – knives and bats of several meters’ length – such objects only seem frightening, while they are not. In fact, they are difficult to handle and have weak tin blades (as Sicilian puppets, scary only if we want them to be…). These ‘fierri’ along with ‘U Mistèri (‘the craft’), which are shrouds (sheets treated with tar) and carvings of Pece stone are like symbols of passion, reminding us of children of objects used by adults.


‘I fierri’ (cioè i ferri…) in siciliano sono gli strumenti, gli attrezzi, gli utensili in genere per adoperarsi nel lavoro; nel mestiere. Questi ‘fierri’ – non solo di ferro fatti, ma anche di legno – sono la trasposizione fantastica degli attrezzi per il lavoro della pietra: armi primordiali – macchine quasi – ad uso del taglio, della martellatura, dello squartamento della pietra pece ricca di olio (così come il rampone e la lama catturano, muovono e tagliano la balena!). In realtà questi oggetti, pur nella loro mole – coltelli di qualche metro; mazze smisurate…- fanno impressione solo apparentemente, perché improbabili da manovrare e deboli nelle loro lame di latta (pupi quasi, che impressionano solo se ci piace credere… e spero ancora ci piaccia!..). Questi ‘fierri’ si aggiungono al lavoro ‘U Mistèri (il mestiere) delle sculture in pietra pece e dei sudari (lenzuoli trattati al bitume), come i simboli di una passione, ri-memorandosi bambini di oggetti d’uso adulto.

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